Virginia risolve del 1765

Virginia risolve del 1765. Patrick Henry, che era stato membro della House of Burgesses per nove giorni, presentò il 29 maggio 1765, negli ultimi giorni della sessione, forse ben sette risoluzioni che esprimevano opposizione allo Stamp Act. Le risoluzioni furono discusse il 30, durante le quali Henry fece allusioni che, poiché Cesare aveva il suo Bruto e Carlo II il suo Cromwell, sperava che "qualche buon americano si sarebbe alzato in piedi, a favore del suo paese", per cui accenno al tradimento è stato rimproverato dall'oratore, dopodiché si è scusato per le sue osservazioni (Morgan, p. 46). Furono approvate le prime quattro risoluzioni, "la maggioranza era 22-17". La quinta risoluzione, che dichiarava che i Burgess "hanno il solo ed esclusivo diritto e potere di imporre tasse e imposizioni agli abitanti di questa colonia", passò da 20 a 19 (ibid., Pp. 47-48). (Solo 39 borghesi rimasero a Williamsburg, il resto dei 116 membri era già tornato a casa.) Il giorno successivo, i cittadini conservatori costrinsero la Camera a revocare la quinta risoluzione. Ma poi accadde una cosa straordinaria, come descritta dagli storici Edmund e Helen Morgan: "Henry e i suoi amici, non essendo riusciti a garantire il passaggio dei loro articoli più radicali alla House of Burgesses, riuscirono a farli approvare all'unanimità sui giornali : ogni giornale che ha pubblicato le risoluzioni ha stampato il quinto, il sesto e il settimo come se fossero stati adottati "(Stamp Act Crisis, p. 102). A partire dal Newport Mercury del Rhode Island il 24 giugno, la stampa delle ultime tre risoluzioni ha fatto sembrare la House of Burgesses molto più radicale di quanto non fosse in realtà. Questi rapporti imprecisi risollevarono lo spirito degli oppositori dello Stamp Act in tutte le colonie e diedero nuova vita al movimento per resistere al controllo imperiale.