Lega settentrionale

La Lega Nord (Lega Nord) è un movimento politico e partito fondato nel novembre 1989 dal carismatico Umberto Bossi (nato nel 1941) e dal teorico Gianfranco Miglio (1918–2001). La Lega, che ha un proprio giornale, il Padania, prende come simbolo Alberto da Giussano che nel 1122 condusse le città della Lega Lombarda alla vittoria su Federico Barbarossa (1190–1176). La Lega Nord unì le tante alleanze sorte nel Nord Italia (Lega Lombarda, Lega di Venezia , Unione Piemontese, Autonomi Piemontesi e movimenti in Friuli, Trentino e Liguria) in opposizione ai tradizionali partiti italiani, in particolare a quelli a capo del governo. Il fenomeno delle leghe si è sviluppato sulla scia di una tendenza manifestatasi negli anni '1980, quando nelle zone agricole del Veneto e nelle valli delle province di Bergamo e Varese sono emersi diversi gruppi locali e regionali. Il patriottismo territoriale era il fattore principale che legava gli attivisti della lega, reclutati da tutti gli strati sociali, sebbene la maggior parte dei primi membri fossero lavoratori dell'industria e dell'agricoltura. In un primo momento i partiti politici italiani sottovalutarono il fenomeno, liquidandolo come una manifestazione dell'insoddisfazione della ricca società nordica nei confronti del governo nazionale; né si sentirono minacciati dalla nuova questione politica dell'autonomia, espressa nello slogan coniato da Bossi: "La Lombardia per i Longobardi". Il fenomeno della lega fu caratterizzato anche da rudi e violenti attacchi polemici contro i meridionali, considerati parassiti del Nord. Quando a metà degli anni Ottanta l'afflusso di migranti in Italia iniziò a gonfiarsi, alla polemica si aggiunsero elementi razzisti rivolti agli immigrati.

Dal 1985 in poi, con la crescente crisi dei partiti, la protesta contro la "Roma ladra" (altro slogan di Bossi) si fa sempre più forte e le leghe si diffondono anche nelle città, reclutando iniziati della borghesia, commercianti, piccoli imprenditori, privatamente lavoratori dipendenti e colletti bianchi; in breve, attingevano a quel vasto bacino di cittadini tradizionalmente moderati che in passato si erano schierati con i partiti al potere e in particolare con la Democrazia Cristiana.

L'efficacia del messaggio federalista di Bossi e dei sentimenti separatisti delle campagne del Nord esercitarono una forte attrazione e sollevarono dubbi sulla nazionalizzazione delle masse italiane dopo meno di 150 anni di unità nazionale. Alle elezioni del Parlamento europeo del 1989 non si poteva più ignorare il clamoroso successo della Lega: in Lombardia divenne il quarto partito con l'8.1 per cento dei voti. Bossi, che era già stato eletto al Senato nel 1987, ha ricevuto un sostegno significativo nelle elezioni regionali del 1990: quasi 1.2 milioni di lombardi hanno votato il biglietto del partito del carroccio, simbolo della Lega raffigurante un carro da guerra medievale trainato da buoi. Il voto leghista in Lombardia ha raggiunto il 18.9 per cento, raggiungendo il 13 per cento anche a Milano dove Bettino Craxi (1934-2000) si era invano incaricato di difendere personalmente il potere del PSI (Partito Socialista Italiano), che era stato minato dal La battaglia della Lega con il Comune milanese guidato da Paolo Pillitteri (nato nel 1940), cognato di Craxi, successivamente coinvolto nelle indagini per tangenti (corruzione).

Umberto Bossi, nella sua protesta contro il governo centralizzato, accusato di penalizzare il Nord a favore di altre regioni, ha sventolato lo striscione di una revisione costituzionale che avrebbe posto fine all'esperienza unitaria e dato vita a un governo federativo. Il successo ottenuto in Lombardia si è ripetuto nelle elezioni politiche del 5-6 aprile 1992, in cui la Lega ha superato l'8 per cento dei voti a livello nazionale e il 20 per cento in Lombardia, diventando così un partner politico importante per qualsiasi alleato. Nel 1994 Bossi fece uscire la Lega dal suo isolamento accettando la proposta di Silvio Berlusconi (nato nel 1936), che aveva appena fondato il partito Forza Italia (FI), di stipulare un patto elettorale comune. Si formarono così due alleanze, il "Polo della Libertà" al Nord (FI e Lega Nord) e il "Polo del Buon Governo" al Sud (FI e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini [n. 1952]). Le due coalizioni hanno vinto le elezioni (27 marzo 1994) con la Lega che ha ottenuto l'8.4 per cento dei voti. Non appena Bossi si rese conto di essersi alleato con un leader, Berlusconi, il cui impero mediatico poteva inghiottire i voti della Lega, attaccò prima Fini, che accusava di appoggiare gli statalisti meridionali, e poi lo stesso Berlusconi per la sua vecchia amicizia con Craxi . La Lega ha poi lasciato la maggioranza parlamentare, provocando il crollo del primo governo Berlusconi nel dicembre 1994. Per le elezioni del 13 maggio 2001 la Lega si è nuovamente alleata con Berlusconi nella coalizione "Casa della Libertà", e all'inizio del 2006 era ancora un partito al governo nel governo. La promessa di istituire il federalismo assicurava la lealtà di Bossi, nominato ministro per le Riforme e la Devoluzione (assegnazione alle Regioni di questioni attinenti alla sanità, all'istruzione e alla pubblica sicurezza), incarico che si dimise dopo aver subito un ictus a marzo 2004, all'età di sessantatré anni; è stato sostituito nel luglio 2004 da Roberto Calderoli (nato nel 1956), fino ad allora vicepresidente del Senato.