Craxi, bettino (1932–2000)

Politico italiano.

Leader del movimento giovanile socialista italiano, membro del comitato centrale del PSI (Partito socialista italiano) dal 1957 e sostenitore del movimento verso l'autonomia, Bettino Craxi, nato a Milano nel 1934, è entrato alla guida del partito nel 1965 ed è stato tra i promotori dell'unificazione tra Psi e socialdemocratici. Deputato dal 1968 e vice segretario del PSI dal 1970, ne è stato eletto segretario nazionale nel 1976. Ha seguito una linea politica volta a rafforzare l'autonomia del PSI, in particolare dal PCI (Partito Comunista Italiano), contro il quale ha entrò in una polemica aperta con il preciso intento di "riequilibrare" le forze della sinistra; allo stesso tempo, ha formato un'alleanza a volte conflittuale con la Democrazia Cristiana.

Le sue critiche al marxismo, la riabilitazione del socialismo liberale e l'accentuazione dei principi libertari e dell'umanesimo socialista, presenti nella tradizione del PSI, furono il risultato di una riflessione intrapresa in armonia con i mutamenti accelerati in atto nella società italiana. L'inversione di tendenza fu enfatizzata anche nel nuovo simbolo del partito (un garofano rosso), che fu aggiunto al Congresso del PSI del 29 maggio 1978, quando Craxi fu rieletto segretario.

Dopo la fine dello storico compromesso i socialisti di Craxi scelsero di tornare al governo con la DC (Democratici Cristiani), chiudendo così ogni dialogo con la sinistra e dando inizio ad una violenta offensiva contro i comunisti. Craxi, all'epoca leader indiscusso del partito, ha sfruttato al massimo il potere di coalizione del Psi per porsi davanti al partito cattolico come partner privilegiato per garantire la "governabilità" del Paese.

Dall'agosto 1983 al marzo 1987 (4 agosto 1983-27 giugno 1986 e 1 agosto-3 marzo 1987), Craxi rimase al timone di una coalizione a cinque partiti, composta da DC, PSI, PSDI (Partito Socialista-Democratico Italiano) , PLI (Partito Liberale Italiano) e PRI (Partito Repubblicano Italiano). L'8 febbraio 1984 a Villa Madama, con il cardinale Agostino Casaroli (1914–1998), firma la nuova Concordia tra l'Italia e la Santa Sede.

Durante il primo governo Craxi, il Achille Lauro, una nave da crociera italiana, fu dirottata il 7 ottobre 1985 da quattro uomini dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina mentre la nave stava navigando da Alessandria a Port Said, in Egitto. I dirottatori hanno diretto la nave a salpare per Tartus, in Siria, e hanno chiesto il rilascio di cinquanta palestinesi allora nelle carceri israeliane. Rifiutati il ​​permesso di attraccare a Tartus, i dirottatori hanno sparato a un passeggero su una sedia a rotelle, un ebreo americano di nome Leon Klinghoffer, e hanno gettato il suo corpo in mare. La nave tornò a Port Said e, dopo due giorni di trattative, i dirottatori accettarono di abbandonare la nave per salvarlo e furono trasportati verso la Tunisia a bordo di un aereo di linea commerciale egiziano. L'aereo è stato intercettato dai caccia della Marina statunitense ed è stato diretto ad atterrare presso l'aerostazione navale di Sigonella, una base Nato in Sicilia, dove i dirottatori sono stati arrestati dagli italiani dopo un disaccordo tra le autorità statunitensi e italiane. Craxi e il ministro degli Affari esteri, Giulio Andreotti (nato nel 1919), rifiutarono le richieste di estradizione dei dirottatori del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, dichiarando che il governo italiano aveva giurisdizione sul proprio territorio, anche se il territorio in questione era una marina della NATO base. La decisione è stata probabilmente dovuta sia alle preoccupazioni di sicurezza per i terroristi che si vendicano contro obiettivi italiani, sia a una tradizione italiana di diplomazia con il mondo arabo. Il leader dei dirottatori, Abu Abbas, è fuggito in Jugoslavia ed è stato condannato in Italia in contumacia.

A lungo rappresentante del PCI all'Internazionale socialista e membro del Parlamento europeo, Craxi ha servito come rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar (nato nel 1920), responsabile dei problemi del debito nei paesi in via di sviluppo (1989), e poi come consigliere speciale per questioni riguardanti lo sviluppo e il consolidamento della pace e della sicurezza. Dall'inizio degli anni '1980, però, iniziarono a scoppiare i primi scandali sul Psi: nel 1981, nel corso delle indagini della P2 (la loggia massonica guidata da Licio Gelli [n. 1919]), esponenti di spicco del socialismo Il partito era implicato. Tra i documenti confiscati alla P2 è stato rinvenuto un conto svizzero, il conto "Protezione", destinato negli anni '1990 a mettere i giudici sulle tracce degli illeciti finanziari di Craxi e dei suoi collaboratori. Nel 1983 gli arresti di alcuni assessori provinciali e regionali di Torino e Savona gettano le basi per una colata di fango che investirà l'intera élite al governo, e soprattutto il Psi di Craxi, divenuto un simbolo virtuale della corruzione.

L'anno 1992 ha segnato l'inizio del Mani Pulite (mani pulite), l'inchiesta sulle tangenti pagate dagli imprenditori agli incaricati per l'ottenimento dei contratti. L'inchiesta, intrapresa dalla Procura della Repubblica di Milano, in particolare dal giudice Antonio di Pietro (nato nel 1950), ha dato un colpo mortale a parti già tormentate. Il 2 maggio 1992 furono citati in giudizio gli ex sindaci socialisti Paolo Pillitteri (nato nel 1940), cognato di Craxi e Carlo Tognoli (nato nel 1938), ma l'operazione non risparmiò nemmeno i membri della DC e del PDS ( il nuovo nome del Partito Comunista). Il 14 luglio 1992 fu anche citato in giudizio l'ex ministro degli esteri socialista Gianni de Michelis (nato nel 1940). Il caso Enimont (gennaio 1993), definito "la madre di tutte le tangenti", ha rivelato come i principali partiti del governo distribuissero le tangenti. Lo scandalo portò al suicidio di diversi imprenditori italiani, mentre in Parlamento cominciarono ad arrivare citazioni in giudizio per tutti i ministri dei partiti della maggioranza al governo, compresi i leader dei partiti. In Senato Craxi ha denunciato invano la responsabilità collettiva di politici e capitani d'industria, tutti consapevoli del sistema illegale di finanziamento dei partiti. Nel febbraio 1993 Craxi si dimette dalla segreteria del PSI.

Nel maggio 1994 si trasferisce ad Hammamet, in Tunisia, dove non perde occasione per inviare consigli e ammonimenti ed esprimere le sue preoccupazioni per le sorti dell'Italia e del socialismo, che era in via di scioglimento (il 13 novembre il PSI era sciolto). Il 29 luglio 1994 Craxi e Claudio Martelli (nato nel 1940), suo sostituto, furono condannati nella vicenda del conto "Protezione". Da quel momento in poi Craxi fu considerato un fuggitivo, anche se continuò a definirsi un esule. Il governo tunisino lo ha sempre sostenuto, rifiutandosi di concedere la sua estradizione. Il 27 ottobre 1995, insieme a Martelli e altri capi di governo, è stato condannato nel processo Enimont.

Il 27 ottobre 1999 la sua salute è peggiorata e si è discusso della possibilità di sospendere la pena per consentirgli di rientrare in Italia per cure mediche. Dopo un intervento ai reni, è morto il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, per arresto cardiaco.