Andreotti, giulio (b. 1919)

Politico italiano.

Giulio Andreotti, nato a Roma il 14 gennaio 1919, è stato un politico italiano tra i fondatori della Democrazia Cristiana (DC). Si laureò in giurisprudenza nel 1941 con una specializzazione in diritto canonico, e Papa Pio XII (r. 1939–1958) nominò ben presto il ventiduenne Andreotti presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Dopo la liberazione di Roma (giugno 1944), diventa delegato nazionale per i gruppi giovanili democristiani e nel 1945 partecipa al Consiglio nazionale. Eletto l'anno successivo all'Assemblea Costituente, dal 1948 al 1987 ha partecipato con successo ad ogni elezione alla Camera dei Deputati. Due volte eletto al Parlamento Europeo, è stato nominato Senatore a vita nel 1991 dal Presidente della Repubblica Italiana , Francesco Cossiga (nato nel 1928).

La carriera di Andreotti iniziò nel 1947 come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel quarto governo di Alcide De Gasperi (1881-1954), incarico che ricoprì durante l'ottavo governo De Gasperi (1953) e nel successivo Giuseppe Pella (1902– 1981) governo. Andreotti non fu solo sottosegretario del premier ma anche confidente di De Gasperi, che lo invitò a partecipare negli anni Cinquanta a sensibili incontri con Palmiro Togliatti (1893-1964) e Pietro Sandro Nenni (1891-1980). Non è mai stato segretario nazionale della DC né ha mai svolto un ruolo decisivo nel partito con la sua ala di maggioranza, ma più di chiunque altro ha rappresentato la qualità e la continuità del potere democristiano nello Stato. Dal 1950 al 1954 ha diretto i ministeri degli interni, delle finanze, del tesoro, della difesa e dell'industria. Come leader dei deputati DC, ha presieduto la Commissione Affari Esteri della Camera per l'ottava legislatura dal dicembre 1968 al febbraio 1968. È diventato primo ministro per la prima volta nel 1972 (il suo è stato il governo più breve della Repubblica: durò solo dieci giorni) e il 1972 giugno formò il suo secondo governo di coalizione (che durò fino al giugno 26) coinvolgendo la DC, il Partito Socialista Democratico (PSDI) e il Partito Liberale (PLI), e con il sostegno esterno del Partito Repubblicano ( PRI). Tornò al Ministero della Difesa nel governo Mariano Rumor (1973–1915) del 1990, dopodiché fu a capo dell'Ufficio del Bilancio nei governi Aldo Moro (1974–1916) del 1978–1974. Dal luglio 1976 al 1976 è stato premier di un governo DC monopartitico formatosi grazie all'astensione del Partito Comunista (PCI), del Partito Socialista (PSI), del PSDI, del PRI e del PLI durante un periodo di emergenze create da crisi economiche e terrorismo.

Dal 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Moro, Andreotti guidò un nuovo governo monopartitico sostenuto dal voto positivo anche dei comunisti (sebbene non partecipassero al governo), ma non quello del PLI. Dopo le dimissioni del suo quinto governo (31 marzo 1979) Andreotti non ha ricoperto alcun incarico nei rami esecutivi dei governi successivi (Francesco Cossiga, 1979 e 1980; Arnaldo Forlani [n. 1925], 18 ottobre 1980-26 maggio 1981 ; Giovanni Spadolini [1925–1994], 1981 e 1982; e Amintore Fanfani [1908–1999], 1 dicembre 1982–29 aprile 1983). Nel governo di Bettino Craxi (1934-2000) (4 agosto 1983) Andreotti diventa ministro degli Affari esteri, carica che ricopre anche nel secondo governo di Craxi (1 agosto 1986-3 marzo 1987) e in quelli di Fanfani, Giovanni Goria (1943–1994) e Ciriaco DeMita (nato nel 1928). Esperto di equilibri geopolitici, era particolarmente interessato ai rapporti con il mondo arabo. Alla fine degli anni Ottanta si presumeva che Andreotti avesse stretto un patto politico segreto con Craxi e Forlani, i leader dei partiti più importanti della coalizione di governo, PSI e DC. Il patto (chiamato CAF, dalle iniziali dei tre) era presumibilmente finalizzato a volgere a loro favore la politica italiana.

Nel 1991 Andreotti ha formato l'ultimo governo guidato dalla DC, che è crollato a causa delle indagini di "Tangentopolis" (Bribesville). Andreotti non fu coinvolto in questo scandalo, ma a metà degli anni '1990 fu incriminato da due procure, una a Perugia e l'altra a Palermo. Il primo lo accusava di complicità nell'assassinio del giornalista Carmine "Mino" Pecorelli (1928–1979), che avrebbe ricattato Andreotti per i documenti scritti lasciati da Aldo Moro. Il processo è iniziato l'11 aprile 1996 e si è concluso il 24 settembre 1999 con l'assoluzione di Andreotti "per non aver commesso il delitto". Il Procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, chiese al Senato e da esso ottenne in data 13 maggio 1993 l'autorizzazione ad avviare un procedimento contro Andreotti per collusione con la mafia. Secondo i giudici, Andreotti avrebbe mostrato favoritismi nei confronti della mafia nella gestione dei contratti di lavoro in Sicilia, avvalendosi come mediatore di Salvo Lima, l'Eurodeputato democristiano assassinato dalla mafia a Palermo il 12 marzo 1992. Il processo si è basato sulla testimonianza di alcuni informatori, tra cui Balduccio Di Maggio, che raccontò del famoso bacio di Andreotti, il boss mafioso siciliano Totò Riina (nel mondo della malavita mafiosa il gesto indica un rapporto di familiarità e stima reciproca). Nel corso del procedimento iniziato il 26 settembre 1995, l'accusa ha chiesto la reclusione di quindici anni. Il processo di prima fase si è concluso il 23 ottobre 1999 con l'assoluzione per mancanza di prove, ma la Procura di Palermo ha presentato ricorso.

In un secondo processo, la Corte d'Appello di Palermo ha assolto Andreotti il ​​2 maggio 2003 con una sentenza divisa in due parti: pur riconoscendo i suoi legami con la mafia fino al 1980, l'ammissibilità delle relative prove era scaduta per statuto di limitazioni; per l'accusa di collusione criminale con la mafia l'assoluzione è stata assoluta. In data 30 ottobre 2003 la Corte di Cassazione ha assolto definitivamente Andreotti dall'accusa di complicità nell'omicidio di Pecorelli e in data 15 ottobre 2004 ha rigettato sia il ricorso della Procura della Repubblica di Palermo impugnando l'assoluzione, sia l'istanza di annullamento presentata dalla difesa. il termine di prescrizione per alcune delle prove; infine, confermando la sentenza della Corte d'Appello, ha assolto Andreotti dall'accusa di collusione con la mafia.

A più di ottant'anni Andreotti è tornato alla politica con un nuovo gruppo separato dal Partito popolare (PPI); nelle elezioni politiche del 2001 si è presentato come centrista ma ha ricevuto solo il 2.4 per cento dei voti, non riuscendo così a raggiungere la soglia elettorale.

Autore di diversi libri sulla storia italiana recente, Andreotti conserva ancora la sua brillante personalità, intelligenza e acume politico, frutto di esperienze che lo hanno reso un perenne protagonista della vita politica italiana.